Sapevate che?

L'antica citta di Tyana che era la capitale della Cappadocia all'epoca Romana e' emersa dagli scavi effettuati dagli archeologi Italiani dell'Universita di Padova.

La famosa citta' ittita di Aslantepe nella regione di Malatya in Turchia Orientale e ritrovata dagli archeologi dell'Universita' "La Sapienza " di Roma. Dopo la distruzione di Troia (1240 a C.), Enea, imbarcatosi con il figlio Ascanio, raggiunse l'Italia. Giulio Cesare ha pronunciato le famose parole "veni, vidi, vici" in Turchia a Zile che si trova nella regione del Mar Nero. L'uva che si chiama 'L'uva di Troia', coltivata in Puglia, fu portata in Italia dagli Troiani dopo la guerra di Troia piu di 3000 anni fa. la città di Troia, o Ilio, narrata nell'Iliade, poema epico di Omero. Il mito potrebbe fare riferimento a uno scontro effettivamente avvenuto fra i greci del tardo periodo miceneo (vedi Micene) e gli abitanti della Troade, una regione dell'Anatolia che attualmente fa parte della Turchia.

Quest'uva e una varietà a bacca rossa coltivata nell'Italia meridionale, soprattutto in Puglia. È caratterizzata da foglia di grandezza media, pentagonale a cinque lobi, dal colore verde opaco e con pagina inferiore lanuginosa. Il grappolo, anch'esso di medie dimensioni, è relativamente compatto, di forma conico-cilindrica con ali; gli acini di forma sferoidi e dal colore blu-violetto hanno polpa carnosa avvolta da una buccia spessa e pruinosa.

L'uva che si chiama Marzemino coltivata in Trentino e un vitigno antico che, secondo qualche esperto di storia e della coltivazione locale della vite, quest'uva venga dalla citta di Merzifon, sul mar Nero, in terra di Paflagonia in Turchia. Secondo la leggenda, l'eroe Omerico Diomede parti' dopo la guerra di Troia verso le coste dal Mar Adriatico.Da li, al Veneto e al Trentino il passo sarebbe stato breve.


ANTICHI VENETI
Dopo 3000 anni, grazie a un gruppo di persone intraprendenti, dallo spirito sportivo e avventuroso, il progetto "Paflagonia" ci ha permesso di conoscere e documentare i luoghi da cui migrarono le antiche popolazioni che diedero il nome alla nostra regione

Da chi e da dove discende la nostra identità? Da quale matrice culturale nascono le nostre tradizioni?

Sono quesiti che molti di noi si pongono, non solo gli storici o i ricercatori, suscitati da quell'esigenza sempre più diffusa di conoscere le nostre origini di uomini singoli e di popoli. Un desiderio di conoscenza che si manifesta in svariati modi, dalla lettura di libri di storia locale, all'organizzazione di feste popolari e di rievocazione storica, alla visita di musei etnologici. Non c'è da stupirsi, quindi, se termini come "popolo veneto", "comunità", "etnia", "civiltà contadina", "testimonianze orali" e "cultura popolare" sono sempre più di uso comune: "riscoprire" e "valorizzare" le proprie radici e identità se non proprio un imperativo sono sicuramente qualcosa di più di un'effimera curiosità e oggi lo studio e la ricerca sulla storia del Veneto e dei Veneti coinvolge un numero sempre più consistente di addetti ai lavori e non.

In tale contesto anche il progetto "Paflagonia" è espressione del desiderio delle genti venete di riscoprire le proprie origini, un affascinante percorso a ritroso che ha consentito a un gruppo di appassionati di risalire a quella che qualcuno considera l'unica grande radice genealogica dei veneti, la Paflagonia, appunto, un'antica regione montuosa dell'Asia Minore, oggi territorio turco.

La prima idea del progetto, che suscitò curiosità e scetticismo, risale agli anni '90, in seguito al diffuso interesse storico, archeologico, politico e culturale intorno alle origini delle popolazioni abitanti in Veneto e sul loro nome.
Come sia nata questa singolare iniziativa ce lo spiega Ugo Silvello, padovano di Fontaniva, dirigente scolastico a Tombolo ma soprattutto progettista dell'impresa, storico e addetto, insieme ad altri, alla documentazione fotografica e narrativa e alle pubbliche relazioni: "Il Progetto Paflagonia è figlio di. un dopocena tra amici - racconta - trascorso guardando alcune diapositive fatte da Giovanni Rebellato, appassionato ciclista e fotografo. Gli chiedemmo: tu che sei un giramondo, perché non vai in Paflagonia, da dove tremila anni fa partirono le genti che poi approdarono sulle coste venete? Da questa provocatoria domanda è iniziato tutto!"

"Da subito - prosegue il bassanese Aladino Tognon, che ha partecipato alla spedizione in sella alla sua moto - la nostra ambizione fu quella di dare al progetto un'impostazione di tipo didattico, attivando anche uno scambio culturale tra le autorità della Turchia settentrionale e la Regione Veneto, il Comune e la Provincia di Padova e il locale Museo Archeologico, dove si conserva la tradizione storica di Antenore, mitico fondatore della città. Inoltre, parteciparono il Rotary di Cittadella e del Triveneto, il Lions di Cittadella e il Comune di Fontaniva, che fin dalla prima ora decise di appoggiare questa iniziativa. L'obiettivo era anche quello di avviare un cantiere per effettuare degli scavi archeologici e riportare alla luce il prezioso patrimonio di reperti, attraverso i quali scoprire i segreti delle antiche civiltà di quei luoghi, dalle quali noi discendiamo".

Alcune fonti storiche affermano che i primi abitanti del Veneto furono gli Euganei o Protoveneti, ai quali seguirono i Paleoveneti e quindi gli attuali Veneti. Tali popolazioni abitarono stabilmente un'area che corrisponde all'incirca all'attuale Triveneto, anche se, sulla base di nuove teorie, c'è chi afferma che i Veneti abitarono una vastissima area che va dal Mare del Nord all'Adriatico.

Già fonti letterarie come, ad esempio, l'Iliade di Omero, parlano di una popolazione di Eneti o Enetoi, provenienti dalla Paflagonia, alleati dei Troiani. La leggendaria fondazione di Padova da parte di Antenore, in fuga dopo la distruzione di Troia, è invece narrata da Virgilio nell'Eneide. Lo stesso Antenore torna anche negli scritti dello storico padovano Tito Livio, che racconta le gesta del comandante troiano a capo degli Eneti della Paflagonia, i quali, spintisi nella parte più interna dell'Adriatico, cacciarono gli Euganei da quelle terre.

"In quei cinque versi dell'Iliade - conferma Silvello - Omero parla di quelle genti della Paflagonia, famosi allevatori di cavalli, venuti in aiuto dei Troiani contro i Greci, nella guerra di Troia, circa 1200 anni prima di Cristo e poi emigrati, in quegli anni, nel Veneto attuale. E nell'Iliade si fa riferimento a cinque località, Sesamo, Cromna, Citoro, l'Alta Eritini (o Faraglioni Rossi) ed Egialò, tutte puntualmente e sorprendentemente identificate dopo tremila anni. E' stato come se parenti assenti da tremila anni facessero ritorno alla casa degli avi. L'aver seguito il mito di questa leggenda o storia epica, ha di fatto ricreato un legame emotivo, una vicinanza tra il ricco nord est italiano, erede della magnificenza della Repubblica di San Marco, e un suo naturale e storico interlocutore economico e politico: l'Oriente ottomano e turco attuale. E' la curiosità di conoscere ed esplorare il passato che sta, dunque, alla base del progetto Paflagonia ed è focalizzando l'attenzione sulla civiltà paleoveneta che siamo indotti a riflettere sulla nostra storia regionale, sulla nostra identità storico-culturale, aprendoci nel contempo verso altre culture"

Sono otto i protagonisti di questo viaggio, di questo itinerario a ritroso rispetto alla migrazione degli antichi progenitori dei veneti: cinque cicloamatori di Fontaniva (un ex operaio, Giuseppe Pavan, un ingegnere chimico, Alessandro Bizzotto, un impiegato dell'anagrafe, Giovanni Rebellato, un insegnante, Flavio Spiga, un giornalaio, Stefano Bonamin) che hanno pedalato per circa tremila chilometri, e tre accompagnatori, due alla guida del camper d'appoggio (Beppe Forti, ex direttore didattico e l'ideatore della spedizione Ugo Silvello) e uno in moto, il già citato Aladino Tognon, anch'egli dirigente scolastico di professione. Il percorso, dal Veneto alla Turchia, ha toccato in 30 giorni i luoghi storicamente più rilevanti e simbolici per la storia e la cultura dei Veneti antichi: Padova che, con la tomba di Antenore ed il Museo degli Eremitani (contenente i fondamentali reperti paleoveneti), è stata l'origine del viaggio; il fiume Brenta, la via d'acqua attraverso la quale, presumibilmente, gli antichi Paflagoni e il mitico Antenore giunsero a Padova; Este, dove sono stati rinvenuti i primi reperti sui Veneti Antichi e gli Euganei; l'Adige, il fiume che toccava Este e ha favorito lo sviluppo della civiltà euganea e paleoveneta; l'Etruria, vasta area tra la Toscana e il Lazio, che ha influito sulla nascita dell'alfabeto e della lingua paleoveneti; lo Stretto di Otranto, ancor oggi una delle rotte più comode per le migrazioni dall'Albania e dall'Oriente verso la penisola italiana; Troia, città per la cui difesa combatterono anche le genti che diedero origine alla civiltà veneta; e, infine, la Paflagonia, impervia regione montuosa dell'Asia Minore settentrionale, attuale Turchia, il cui popolo guerriero la rese famosa per la cavalleria, considerata la migliore dell'esercito persiano.

E se l'idea di "viaggio" richiama, nelle grandi e piccole migrazioni, concetti come avventura e sacrificio, rischio e curiosità, bisogno e conoscenza, la fatica e l'impegno fisico spesi in sella a una bicicletta sono sicuramente una moderna evocazione di quell'impresa compiuta dai nostri antichi avi. Aggiungiamoci, inoltre, il fascino del noto e dell'ignoto che ha caratterizzato l'avventura degli otto intraprendenti veneti di oggi.

"Se fossimo degli scettici - conclude Silvello - potremmo pronunciare molti ma e se sui fondamenti di questo progetto. Noi abbiamo voluto crederci ed abbracciare questa ipotesi storico-letteraria, come fece, ad un livello ben più importante, l'archeologo tedesco Heinrich Schliemann, che, nel secolo scorso, sulla base dei versi di Omero, scoprì l'antica Troia. E anche noi, nel nostro piccolo, siamo partiti dai versi dell'Iliade che parlano degli Eneti della Paflagonia. E se lui quella volta non sbagliò, ci preme evidenziare che, pur riconoscendo che ipotesi diverse vedono l'origine dei Veneti in altri luoghi

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